ACHRAS. Scusate, signore, avete detto?...
SIGNOR UBU. Patafisico. La patafisica è
« Echo de Paris »
del 23 aprile 1893
Al principio era il Pensiero? o al principio era la Azione? Il Pensiero è il feto dell’Azione o piuttosto l’azione ormai giovane. Non introduciamo un terzo termine, il Verbo: perché il Verbo non è che il Pensiero percepito, sia da colui che esso abita, sia dai passanti dell’esteriorizzato. Ma notiamolo tuttavia: perché fatto Verbo il Pensiero è irrigidito in uno dei suoi attimi, ha una forma – in quanto percepito – dunque non è più embrione – embrione dell’azione. – Bisogna che al principio l’Azione sia, per lo svolgersi degli atti del presente e del passato. Essa era, è, sarà nei minuti della durata, mediante l’indefinito discontinuo. – Al principio il Pensiero non era, perché È fuori del tempo: esso secerne il tempo con la sua testa, il suo cuore e i suoi piedi di Passato, di Presente e di Futuro. È in sé e per sé, e scende verso la morte scendendo verso la Durata.
« È meglio vivere », rispondo a tutto gli idolatri della moda. Lesteven¹, morto in bellezza volontaria, tu li confuti con il tuo balzo scimmiesco; e voi, scheletri che mi annusate mitre di vescovo con i vostri nasi camusi, disdegnate questa banalità, abituale e allo snob e al borghese sferico, – non negatelo, voi non vivete, e non c’è niente di male, fate di meglio,
L’Essere, sotto-supremo dell’Idea, perché meno comprensivo del Possibile, è ip-indefinibile. Accontèntati, cervello dai lobi lucenti, di questa intuizione, la fraternità dell’Essere e dell’Eternità. L’Eternità, contrario del Vivere, lo distrugge. E anche l’Essere, dunque, pari all’Eternità.
Ora, definiamo il suo antipodo dimostrato, il Vivere.
Vivere è atto, e le sue lettere non hanno che il senso del delirio di un maggiolino rovesciato. Vita uguale azione di succhiare del sé futuro mediante il sifone ombelicale: percepire, cioè essere modificato, risospinto, rovesciato come un guanto parziale; essere inoltre percepito, cioè modificare, stendere tentacolarmente il proprio corno ameboide. Perché è dunque si sa che i contrari sono identici.
Essere, sbarazzato dal basto di Berkeley, è reciprocamente non già percepire o essere percepito, ma che il caleidoscopio mentale iridato SI pensa.
Vivere: discontinuo, impressionismo in serie.
Essere: continuo, perché inesteso (non si districano i componenti di 0 né quelli di ∞).
Di conseguenza:
Quando l’Essere diventa il Vivere, il Continuo diventa il Discontinuo, l’Essere sillogisticamente il Non-essere. Vivere = cessare di Esistere.
Vivere, ricordiamolo, va inteso come vita di relazione, vita nella cassa di chitarra del tempo che lo plasma; Essere, vita in sé, senza queste forme anortopediche. Vivere è il carnevale dell’Essere.
Un vivente interseca la vostra Perennità: verserà il vino del suo tempo nel vostro Cristallo fuori-di-forma. Non vi modifica forse che se – contrariamente alle cose note – una sola particella di esso vi unge (abitudine, pare, di Mitridate). Assimilatevelo, perché cessi la vostra paura.
O che scompaia. Perché l’Essere e il non-Essere sono molti vicini, essendo accomunati da un elemento. Insinuato in voi, sarà trasmutato nella vostra sostanza; espulso lontano da voi, sarà ritenuto vostra escrezione.
L’Anarchia È; ma l’idea scade se viene risolta in atto; occorrerebbe l’Atto imminente, asintoto quasi.* – Vaillant per il suo nome predestinato² volle vivere la propria teoria. Invece del Mostro inconcepibile, fu palpabile e udibile la caduta non spaccata di uno dei sonagli del suo allegro cappuccio. E tuttavia fu grande. – Benché fosse contrario all’Essere. – Perché l’Essere è migliore del Vivere. Ma – casistica lecita – per glorificare in pace con la mia coscienza il Vivere voglio che l’Essere scompaia, risolvendosi nel proprio contrario. Giorno e notte successivi, che abilmente si evitano, semi-toni, coincidenti, io li aborro; e venero l’ascensione lampeggiante di uno dei due solo.
I miei congegni non sono costruiti; ma prima che l’Essere scompaia voglio annotarne i simboli – e non cimbali, nonostante la rima futura, come ha corso il rischio di scrivere (e con ragione, lo vedrete) la mia penna fallace – che per i bambini – fu buon padre e sposo – si scolpirà sulla sua lapide.
Simboli dell’Essere: due Occhi Nictalopi, cimbali in effetti appaiati, di cromo circolare, perché identico a se stesso; –
Un cerchio senza circonferenza, perché inesteso; –
L’Impotenza dei pianti di un cuore, perché eterno.
Ogni assassinio è bello: distruggiamo dunque l’Essere. – Con la sterilità. Ogni organo in riposo si atrofizza. L’Essere è Genio: se non eiacula, muore. Ma le Opere ex-saltano le barriere, benché io disdegni di porger loro, alla caduta, grazie alla mia voce, l’ansietà dei timpani altrui. – Con lo stupro; inconsapevole dell’ambiente e della frequentazione degli Uomini, della lettura delle Opere e dello sguardo circolare delle Teste. Benché l’azione e la vita siano scadimento dell’Essere e del Pensiero, sono più belle del Pensiero quando, consapevoli o no, hanno ucciso il Pensiero. Dunque Viviamo, e con questo saremo Maestri. – Laggiù, sugli scaffali, essi non vivono, ma il loro pensiero non recita forse al loro – che solo può capire – Genio, sui tre cerchi stridulenti dell’avorio del loro ventre irreale?
(« L’Art Littéraire », marzo-aprile 1894)
¹ Protagonista di un fatto di cronaca; condannato a morte per l’assassinio di numerose donne, si suicidò gettandosi da una finestra dell’infermeria del carcere il 28 febbrario 1894.
* Sempre. E per questo nessun altra preoccupazione se non di mantenere la stufa degli Atti.
² Vaillant, « valoroso ». Auguste Vaillant (1861-1894) lanciò una bomba nella Camera dei Deputati nel dicembre 1893; fu ghigliottinato il 28 febbraio 1894.


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